Finanziamenti per aprire un franchising: strumenti pubblici, banche e agevolazioni

20 agosto 2026 Redazione AI-Powered
Finanziamenti per aprire un franchising: strumenti pubblici, banche e agevolazioni

I finanziamenti per aprire un franchising arrivano da quattro canali, quasi sempre da combinare: il capitale proprio, gli strumenti pubblici gestiti da Invitalia e dal MIMIT, il credito bancario e le leve che mette sul tavolo il franchisor, come le convenzioni con le banche e la dilazione della fee d’ingresso. Nessun canale, da solo, copre tutto il fabbisogno: il progetto regge quando le fonti si incastrano in un piano finanziario credibile.

In questa guida trovi quanto capitale di partenza serve davvero, come funzionano i principali strumenti agevolativi nazionali e chi li gestisce, come presentare il progetto in banca e che cosa aspettarti, realisticamente, se vuoi aprire un franchising senza soldi. Se non hai ancora messo a fuoco il budget del tuo progetto, parti dalla guida su quanto costa aprire un franchising: prima si dimensiona il fabbisogno, poi si sceglie come coprirlo.

Quanto capitale proprio serve davvero

Il capitale di partenza richiesto dal franchising è più basso di quanto molti immaginano: secondo i dati delle reti censite da Start Franchising (aggiornati al 19/8/2026), l’investimento minimo mediano è di 25.000 euro, il 57% delle reti parte sotto i 30.000 euro e il 71% resta sotto i 50.000 euro. Tradotto: per la maggioranza dei format non ti serve un patrimonio, ti serve un piano.

Attenzione però a un equivoco frequente: coprire l’investimento non significa finanziarlo al 100% con denaro altrui. Una quota di mezzi propri è quasi sempre necessaria, per tre ragioni concrete:

  • Istruttoria: banche ed enti leggono la quota di capitale proprio come il primo segnale di serietà del progetto. Chi non rischia nulla di suo parte svantaggiato in ogni valutazione.
  • Liquidità di esercizio: oltre all’investimento iniziale servono mesi di cassa per coprire affitto, forniture e personale prima che il punto vendita vada a regime.
  • Imprevisti: lavori che sforano, aperture che slittano, incassi più lenti del previsto. Un piano senza margine è un piano fragile.

Un riferimento operativo prudente: costruisci il piano in modo che una parte significativa del fabbisogno sia coperta da risorse tue e usa finanziamenti e agevolazioni per completare il quadro, non per sostituirlo. Nel catalogo dei franchising puoi filtrare le reti per investimento richiesto e capire subito quali format sono compatibili con il tuo capitale reale.

Finanziamenti pubblici per aprire un franchising: gli strumenti nazionali

Gli strumenti pubblici più utilizzati da chi apre in franchising sono cinque: Resto al Sud, ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero, la Nuova Sabatini, il Fondo di Garanzia per le PMI e il microcredito. Una premessa vale per tutti: nessuna di queste misure è nata per il franchising in particolare. Finanziano la nuova impresa, e un punto vendita affiliato è a tutti gli effetti una nuova impresa: il progetto viene valutato nel merito, contratto di affiliazione incluso.

Importi, percentuali di copertura e requisiti di dettaglio cambiano nel tempo, seguendo dotazioni e rifinanziamenti: qui descriviamo come funziona ciascuno strumento e chi lo gestisce, mentre le condizioni aggiornate vanno sempre verificate sul sito dell’ente gestore prima di presentare domanda.

Resto al Sud (Invitalia)

Resto al Sud è l’incentivo gestito da Invitalia per chi avvia una nuova attività nelle regioni del Mezzogiorno, oggi operativo nella versione aggiornata Resto al Sud 2.0. Sostiene l’avvio d’impresa combinando contributi e altre forme di agevolazione, e copre le principali spese di partenza tipiche anche di un’apertura in franchising: ristrutturazione del locale, attrezzature, beni strumentali e capitale circolante iniziale. È riservato a chi rispetta i requisiti anagrafici e territoriali della misura e prevede un’istruttoria sul progetto d’impresa.

ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero (Invitalia)

ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero è la misura di Invitalia dedicata alle nuove imprese a prevalente partecipazione giovanile o femminile, valida su tutto il territorio nazionale. La forma tipica dell’agevolazione è il finanziamento a tasso zero sul programma di spesa; la presenza di eventuali componenti aggiuntive dipende dalla dotazione disponibile nelle diverse fasi della misura. Anche qui l’accesso passa da una domanda formale e da una valutazione del business plan.

Nuova Sabatini (MIMIT)

La Nuova Sabatini è l’agevolazione del MIMIT che riduce il costo dei finanziamenti bancari e dei leasing destinati all’acquisto di beni strumentali nuovi: arredi, attrezzature, macchinari, dotazioni digitali. Si attiva tramite banche e intermediari finanziari convenzionati, insieme alla richiesta di finanziamento. Per un affiliato è spesso rilevante perché una parte consistente dell’investimento iniziale in franchising è fatta proprio di allestimento e attrezzature.

Fondo di Garanzia per le PMI (MIMIT)

Il Fondo di Garanzia per le PMI non presta denaro: garantisce una parte del finanziamento che chiedi alla banca, riducendo le garanzie personali o reali che ti verrebbero altrimenti richieste. La misura fa capo al MIMIT ed è gestita operativamente da Mediocredito Centrale; in pratica si attiva quasi sempre tramite la banca stessa, al momento della richiesta del prestito. Per chi non ha immobili da ipotecare o terzi garanti è spesso lo strumento che rende ottenibile un credito altrimenti negato.

Microcredito

Il microcredito è pensato per chi non accede al credito ordinario per mancanza di garanzie: prestiti di importo contenuto, erogati da operatori specializzati e accompagnati per legge da servizi di tutoraggio al nuovo imprenditore, dalla stesura del piano al monitoraggio dei primi esercizi. La garanzia pubblica può assistere anche queste operazioni. È una strada coerente con i format a basso investimento, come molti franchising di servizi.

Un’avvertenza onesta, valida per tutti e cinque: ogni strumento ha requisiti di accesso, tempi tecnici e un’istruttoria che può concludersi con un no. Nessuna misura pubblica approva automaticamente, e chiunque ti prometta l’esito certo di una domanda sta vendendo qualcosa che non può mantenere.

Il credito bancario: come si presenta un progetto di franchising

La banca finanzia un’apertura in franchising quando il piano dimostra che i flussi dell’attività ripagano il debito, non perché il marchio è noto. Rispetto a chi parte da zero hai però un vantaggio concreto: il format è già stato replicato e la rete dispone di dati storici su aperture simili alla tua, che rendono il conto economico previsionale meno teorico.

Prima dell’appuntamento in banca prepara un dossier completo:

  • business plan con conto economico previsionale e piano di cassa dei primi esercizi;
  • contratto di affiliazione e documentazione precontrattuale della rete;
  • dati di rete forniti dal franchisor: aperture, format analoghi, assistenza prevista;
  • prospetto delle fonti: mezzi propri, eventuali agevolazioni richieste, credito bancario;
  • richiesta di attivazione della garanzia pubblica, se la banca la propone.

Molte reti hanno inoltre convenzioni attive con istituti di credito che già conoscono il format: l’istruttoria non è automatica nemmeno in questo caso, ma parte da un interlocutore che non deve essere convinto da zero sul modello di business. Il percorso completo, dalla scelta della rete alla firma, è descritto nella guida su come aprire un franchising.

Il ruolo del franchisor: convenzioni, dilazioni e ingressi leggeri

Un franchisor strutturato può alleggerire in modo significativo il capitale immediato richiesto all’affiliato. Le leve più diffuse nelle reti italiane sono quattro:

  • Convenzioni bancarie: accordi tra rete e istituti che facilitano l’istruttoria per gli affiliati del marchio;
  • Dilazione della fee d’ingresso: il diritto di entrata viene rateizzato invece che versato in un’unica soluzione alla firma;
  • Attrezzature in comodato o a noleggio: la casa madre resta proprietaria di arredi e macchinari, e tu paghi l’uso invece dell’acquisto;
  • Forniture in conto vendita: paghi la merce man mano che la vendi, riducendo il capitale immobilizzato in magazzino.

Leggi però queste facilitazioni anche in controluce. Sono leve commerciali, non regali: verifica che ogni condizione sia scritta nel contratto, chiedi che cosa accade in caso di uscita anticipata dalla rete e diffida dei marchi che azzerano ogni barriera economica pur di firmare. Una rete che non seleziona i propri affiliati sulla solidità del progetto sta scaricando il rischio su di loro.

Aprire un franchising senza soldi: cosa è realistico e cosa no

No, aprire un franchising letteralmente senza soldi non è realistico: anche nelle reti senza fee d’ingresso restano i costi di costituzione dell’impresa, l’eventuale locale con il suo deposito cauzionale e la liquidità per i primi mesi di attività. Quando leggi «franchising a costo zero», nella quasi totalità dei casi significa «senza diritto di entrata», che è una cosa molto diversa da un’apertura gratuita.

È invece realistico partire con un capitale contenuto, ed è lo scenario più comune di quanto si creda: come visto sopra, oltre metà delle reti censite da Start Franchising richiede un investimento minimo sotto i 30.000 euro. La strada concreta per chi ha poca liquidità combina tre scelte: un format leggero, tipicamente nei servizi o nelle attività senza locale; uno o più strumenti pubblici tra quelli descritti sopra; e un franchisor disposto a dilazionare o alleggerire l’ingresso.

Due segnali d’allarme da conoscere. Il primo: gli annunci che promettono approvazioni certe dei finanziamenti o assenza di rischio d’impresa descrivono qualcosa che non esiste, perché ogni strumento prevede requisiti e istruttoria e ogni impresa può fallire. Il secondo: se l’unico argomento commerciale di una rete è «non serve capitale», chiediti su che cosa guadagna davvero quella casa madre.

Gli errori più comuni quando si cerca un finanziamento

Gli errori che affossano le richieste di finanziamento sono quasi sempre gli stessi, e si evitano in fase di preparazione:

  • dimensionare il fabbisogno sul solo investimento iniziale, dimenticando la cassa dei primi mesi;
  • presentare in banca il dépliant del franchisor al posto di un business plan con numeri propri;
  • contare su un’agevolazione come se fosse già concessa, firmando impegni prima dell’esito dell’istruttoria;
  • ignorare gli strumenti di garanzia pubblica e rinunciare al credito al primo no ricevuto;
  • accettare facilitazioni del franchisor non scritte nel contratto di affiliazione;
  • scegliere il format sulla base del capitale disponibile e basta, senza valutare mercato e territorio.

Checklist operativa: i passi nell’ordine giusto

Se stai costruendo il piano finanziario della tua apertura, questo è il percorso nell’ordine in cui conviene affrontarlo:

  • definisci il budget reale del progetto, investimento iniziale più liquidità di esercizio;
  • censisci i tuoi mezzi propri e stabilisci quanto fabbisogno resta da coprire;
  • verifica sul sito degli enti gestori, Invitalia e MIMIT, gli strumenti pubblici a cui sei ammissibile per età, genere e territorio;
  • chiedi al franchisor convenzioni, dilazioni e dati di rete da allegare al piano;
  • prepara il dossier bancario e informati sulla garanzia pubblica prima del colloquio;
  • presenta le domande e attendi gli esiti prima di assumere impegni vincolanti.

Il passo zero, però, resta la scelta della rete giusta per il tuo capitale: esplora i franchising attivi in Italia filtrandoli per investimento richiesto e settore, e confronta più format prima di innamorarti di un marchio.

Nota: questa guida ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza professionale. Prima di presentare domande di agevolazione o assumere impegni finanziari, confrontati con un commercialista o un consulente di finanza agevolata e verifica le condizioni aggiornate presso gli enti gestori.

Domande frequenti

Quali finanziamenti pubblici esistono per aprire un franchising?
I principali strumenti nazionali sono Resto al Sud di Invitalia per chi avvia un’attività nel Mezzogiorno, ON – Oltre Nuove imprese a tasso zero per le imprese giovanili e femminili, la Nuova Sabatini del MIMIT per i beni strumentali, il Fondo di Garanzia per le PMI e il microcredito. Nessuno è riservato al franchising: finanziano la nuova impresa, quindi anche quella affiliata a una rete. Importi e requisiti cambiano nel tempo: verificali sul sito dell’ente gestore.
Si può aprire un franchising senza soldi?
No, senza alcun capitale non è realistico: anche nelle reti senza fee d’ingresso restano i costi di costituzione, l’eventuale locale e la liquidità per i primi mesi. È invece possibile partire con un capitale contenuto: secondo i dati delle reti censite da Start Franchising, il 57% delle reti richiede un investimento minimo sotto i 30.000 euro. La strada realistica combina un format leggero, gli strumenti pubblici e le facilitazioni offerte dal franchisor.
Quanto capitale proprio serve per aprire un franchising?
Dipende dal format, ma i dati delle reti censite da Start Franchising, aggiornati al 19/8/2026, indicano un investimento minimo mediano di 25.000 euro, con il 71% delle reti sotto i 50.000 euro. Come regola prudente considera che nessun finanziatore copre l’intero fabbisogno: una quota di mezzi propri è quasi sempre necessaria, sia per superare l’istruttoria di banche ed enti sia per coprire la liquidità dei primi mesi di attività.
Resto al Sud vale anche per chi apre in franchising?
Sì, Resto al Sud può finanziare anche una nuova attività in franchising, purché il richiedente e il progetto rispettino i requisiti della misura, a partire da quelli territoriali: l’incentivo riguarda le regioni del Mezzogiorno. L’agevolazione viene concessa dopo un’istruttoria sul progetto d’impresa, contratto di affiliazione incluso. Le condizioni operative e la versione attiva della misura vanno verificate sul sito di Invitalia, che ne è l’ente gestore.
Come funziona il Fondo di Garanzia per le PMI per un affiliato?
Il Fondo di Garanzia per le PMI non eroga denaro: garantisce una parte del prestito che chiedi alla banca, riducendo le garanzie personali o reali richieste. Per un aspirante affiliato senza immobili o terzi garanti è spesso la leva che rende ottenibile il credito. Si attiva in genere tramite la banca stessa al momento della richiesta di finanziamento; la misura fa capo al MIMIT ed è gestita operativamente da Mediocredito Centrale.
Il franchisor può aiutarmi a finanziare l’apertura?
Sì, molte reti facilitano l’ingresso con convenzioni bancarie dedicate, dilazione della fee d’ingresso, attrezzature in comodato o a noleggio e forniture iniziali in conto vendita. Sono leve che riducono il capitale immediato, non regali: verifica che ogni condizione sia scritta nel contratto di affiliazione e chiedi che cosa succede in caso di uscita anticipata dalla rete. Una rete seria seleziona gli affiliati anche sulla solidità economica del progetto.
Che cos’è il microcredito e a chi conviene?
Il microcredito è un prestito di importo contenuto pensato per chi non accede al credito bancario ordinario per mancanza di garanzie. Lo erogano operatori specializzati e include per legge servizi di accompagnamento e tutoraggio del nuovo imprenditore. Conviene a chi sceglie format leggeri, come molti franchising di servizi, e deve coprire un fabbisogno limitato. Requisiti e condizioni aggiornate si verificano presso gli operatori accreditati e l’ente gestore della garanzia pubblica.